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Come volevasi dimostrare.

Oggi degli operai non frega più niente a nessuno. Scusate la volgarità, ma a volte serve per rendere bene l’idea.

E basta guardarci intorno. Si parla ogni giorno di crescita, mercati, investimenti, transizione, intelligenza artificiale e grandi strategie per il futuro. Poi, però, ci siamo noi: quelli che devono fare i conti con uno stipendio che arriva a fine mese sempre più stanco di noi.

Noi che sappiamo cosa significa guardare il prezzo della spesa, aspettare una bolletta, fare attenzione alla benzina, rimandare una spesa perché questo mese non si può.

Solo chi è stato operaio, o chi è cresciuto in una famiglia di lavoratori a basso reddito, può capire fino in fondo questa realtà.

Chi invece ha sempre vissuto nella bambagia, come diceva mia madre, rischia di ragionare dentro una bolla. Una bolla nella quale tutto sembra dovuto, tutto sembra possibile e cento euro in più o in meno magari non cambiano niente.

Per noi, invece, possono cambiare eccome.

E oggi non si tratta più soltanto degli operai e dei salariati. A noi si sono affiancati quelli che un tempo erano considerati la spina dorsale dell’economia: artigiani, piccoli imprenditori, agenti nei vari settori, dal commercio alle assicurazioni, e liberi professionisti di tutte le branche.

Non è successo, come sarebbe stato giusto, elevando il tenore di vita di chi stava peggio, ma abbassando quello di chi prima era considerato un privilegiato. Sempre più persone lavorano, producono e si assumono responsabilità, ma fanno fatica a conservare quella sicurezza che sembrava garantita.

Non è retorica e non è nostalgia. È la vita quotidiana di tante persone che continuano a lavorare, produrre, fare turni, alzarsi presto e mandare avanti questo Paese senza avere quasi mai la sensazione di essere davvero ascoltate.

E allora mi viene in mente una delle frasi più celebri del Marchese del Grillo:

«Io sono io, e voi non siete un c…».

Un’altra volgarità, certo. Ma rende bene una sensazione che conosciamo: essere indispensabili quando c’è da lavorare e molto meno importanti quando c’è da decidere.

Quando arriva il momento di parlare di stipendi, pensioni, costo della vita, affitti, bollette e dignità del lavoro, troppo spesso chi vive questi problemi sembra diventare invisibile.

Gli operai esistono ancora. Esistono i pensionati che hanno lavorato una vita. Esistono le famiglie che fanno i conti fino all’ultimo euro. Esistono gli artigiani, i piccoli imprenditori, gli agenti, i commercianti e i liberi professionisti che non chiedono privilegi, ma soltanto di poter vivere dignitosamente del proprio lavoro.

Il problema è capire chi si ricorda ancora di loro. Anzi, chi si ricorda ancora di noi.

Questo è il mondo alla rovescia.