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DISCHI CHE RESTANO
La rubrica musicale di Franco Artico, aka Taco · n. 4

Anouar Brahem

Blue Maqams

Il titolo dice già tutto: i modi della musica araba, presi e resi un po’ più blu.

Anouar Brahem suona l’oud, il liuto arabo senza tasti da cui discende quasi tutto ciò che in Europa chiamiamo chitarra. È uno strumento delicato, che non ha nessuna intenzione di alzare la voce, e per questo di solito lo si sente in formazioni piccolissime, nel silenzio. Qui invece Brahem va a New York e si mette in una stanza con Dave Holland, Jack DeJohnette e Django Bates: cioè con tre musicisti che vengono da tutt’altra storia e che, messi insieme, potrebbero coprirlo in tre secondi.

Non succede. Succede il contrario.

Con Holland si erano già trovati vent’anni prima, ai tempi di Thimar, e si sente che si conoscono: il contrabbasso non accompagna l’oud, gli cammina di fianco. DeJohnette, che Brahem incontra qui per la prima volta, fa la cosa più difficile per un batterista del suo peso, cioè quasi niente — spazzole, piatti sfiorati, un tempo che c’è ma non spinge. E Bates è il vero mediatore: il pianoforte è temperato, l’oud no, e lui trova continuamente il modo di stare accanto a quelle note che sul suo strumento non esistono.

Il risultato è un disco lungo, che chiede pazienza e non fa nulla per sedurti nei primi due minuti. I temi di Brahem sono malinconici e circolari, non si sviluppano come farebbe uno standard: girano, tornano, si allargano di poco ogni volta. È musica di conversazione fra quattro persone educate che hanno molto da dirsi.

Da dove partire. Opening Day è l’apertura giusta, con l’oud che entra da solo e la band che arriva dopo, senza fretta. La nuit è il cuore del disco: dieci minuti e mezzo in cui non succede quasi nulla e resti attaccato a ogni nota. Blue Maqams, il brano che dà il titolo, è il momento in cui il quartetto suona davvero come un quartetto jazz. E Bahia è il più aperto, quasi luminoso, con Bates che si prende finalmente spazio.

Quando. La sera tardi, cuffie o buon impianto, senza fare altro. È un disco che perde tutto se lo si usa come sottofondo.

Anouar Brahem, «Blue Maqams» (ECM 2580, 2017). Nove brani, settantasette minuti. Registrato agli Avatar Studios di New York nel maggio 2017, produzione di Manfred Eicher. Con Dave Holland (contrabbasso), Jack DeJohnette (batteria), Django Bates (pianoforte).

Franco Artico, aka TacoAscolta il disco

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A presto!